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IL LUOGO DELL'ANIMA
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IN QUESTA SEZIONE:
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NUOVI APPUNTI'

Sommario

Una riflessione
Il lettore
Oralità e scrittura
Il testo non inveccchia
Quale strumento
La punteggiatura? Parliamone
Siamo punti o virgole?
Virgole come se piovesse
Un punto per te e uno per me
Fermate quel punto!
Lingua, lessico e linguaggio
Se mi viene in mente
Il luogo dell'amima
Chi ha tempo non aspetti tempo
Per poterla spuntare
Pronto, chi narra?
Tramando nell'ombra
Quando l'autore cerca il personaggio
Una scheda per tutti
Il personaggio e la sfera
L'importanza di chiamarlo Ernesto
Un, due, tre, pronti? Immagina
Un ponte fra le immagini
L'eco del racconto

Statistiche



Nel precedente articolo si è parlato di come abbozzare un blogtale a livello di pensiero, di astrazione, partendo da una idea iniziale e portandola poi a sviluppo e compimento.

Tralasciando per ora la problematica (non fisiologica) di cosa fare quando non viene in mente un bel nulla, nonostante gli sforzi, parliamo ora della ‘gestione ordinaria’ della buona idea e come porsi nelle migliori condizioni per poterla maturare dal suo nascere.

Spesso lo spunto, quello che io chiamo ‘immagine-starter’, la cellula del racconto, quel qualcosa da cui iniziare arriva senza doverla sollecitare. Se si è allenati alla creatività (non si deve dimenticare che la fantasia è come un muscolo di cui occorre prendersi cura) si inserisce nella mente nei momenti più impensati.

Può nascere dalla lettura di una rivista, da una frase sentita per strada, dalla visione di un film. Il processo può non essere immediato: l’idea può annidarsi infatti in fase di latenza nel nostro cervello o emergere dal subconscio attingendo dal materiale inesauribile dei sogni, diventando all’improvviso una specie di fotogramma fisso, forse anche un po’ sfuocato, che aspetta di mettersi in movimento e raccontare la storia.

Altre volte (forse la maggior parte, a dire il vero, ma varia da persona a persona) vorremmo scrivere, ma non ci viene in mente niente. Abbiamo un racconto da presentare entro una data scadenza o da pubblicare sul blog e lo sguardo sta vagando dal soffitto alla pagina vuota e dalla pagina vuota al soffitto.

Oppure non abbiamo termini temporali con cui confrontarci e allora siamo più propensi a credere che se non c’è un’idea valida da cui partire non valga neppure la pena di mettersi a tavolino.

Quest’ultimo atteggiamento è sicuramente sbagliato. L’immagine romantica di chi si siede a rimirare il mare o il tramonto aspettando di essere visitato dalla musa ispiratrice è anacronistica e poco pratica. Si potrebbe infatti correre il rischio di non scrivere mai. Molti grandi scrittori lavorano come degli impiegati, secondo orari da loro prefissati, in certi momenti della giornata e in determinati luoghi a loro congeniali, provando e riprovando, togliendo e aggiungendo, correggendo e limando.

L’importante è allora trovare innanzitutto quello che io chiamo il proprio ‘luogo dell’anima’, un ‘pensatoio’, un luogo facile da raggiungere e dunque disponibile, tranquillo, sereno, lontano da tutto ciò che potrebbe assorbire l’attenzione distraendola dal compito che ci siamo prefissati.

Può essere la propria stanza o lo studio o quell’angolino di spiaggia che solo noi conosciamo. Inoltre niente televisione/stereo/radio se sono motivi di deconcentrazione, oppure vanno accese se sono proprio loro che stimolano la ideatività. Staccare quindi il cellulare o il telefono o internet che ci può avvisare della posta in arrivo.

Il secondo passo è entrare in sintonia con se stessi, magari eseguendo inizialmente un rituale tutto nostro che solo noi conosciamo. Mettere in ordine la scrivania, dar da mangiare al pappagallo, temperare le matite o cose simili. Un qualcosa che non riguardi ancora la scrittura, ma che la preluda, quasi la invochi.

Questa parentesi di ingresso serve da cuscinetto per svuotare la mente dai pensieri, dagli affanni, dai problemi (una specie di tao della scrittura) onde allinearsi alla propria dimensione spirituale. La razionalità, intesa come presenza logica in un altrove quotidiano, va azzerata per far sì che sia possibile mettersi in ascolto della propria emotività, della propria creatività, delle proprie
vibrazioni.

Occorre insomma sentirsi bene, rilassati ma reattivi, sospesi ma recettivi. Questa significa che bisogna assumere anche la postura fisica della comodità. Va bene quindi anche appollaiarsi sul ramo di un albero se siamo in grado di starci tre o quattro ore di fila senza stancarci e va bene anche il letto se non cediamo alla tentazione, tra rilassamenti e vuoti di mente, di addormentarci profondamente.

Ambiente e predisposizione mentale ecco dunque le buone basi da cui partire. Il resto verrà di conseguenza.
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(ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2008)


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