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QUANDO L'AUTORE CERCA IL PERSONAGGIO
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NUOVI APPUNTI'

Sommario

Una riflessione
Il lettore
Oralità e scrittura
Il testo non inveccchia
Quale strumento
La punteggiatura? Parliamone
Siamo punti o virgole?
Virgole come se piovesse
Un punto per te e uno per me
Fermate quel punto!
Lingua, lessico e linguaggio
Se mi viene in mente
Il luogo dell'amima
Chi ha tempo non aspetti tempo
Per poterla spuntare
Pronto, chi narra?
Tramando nell'ombra
Quando l'autore cerca il personaggio
Una scheda per tutti
Il personaggio e la sfera
L'importanza di chiamarlo Ernesto
Un, due, tre, pronti? Immagina
Un ponte fra le immagini
L'eco del racconto

Statistiche



Il ruolo di centralità nel blogtale lo gioca sicuramente il personaggio.

È ben difficile immaginare un racconto senza il soggetto che fa l’azione, senza l’attore cui la storia appartiene. Se è importante ciò che il personaggio fa, lo è ancora più e ancora prima ciò che il personaggio è.

Ma lo studio sui personaggi non avviene all’atto dello scrivere ma comincia da lontano, dalla vita reale, di quella di tutti i giorni. L’attività di osservazione della gente è infatti una fonte inesauribile di spunti in questo senso.

Nel proprio ambiente di lavoro, in un mercato, per la strada, in coda davanti allo sportello di una banca e in mille altre situazioni si può trovare tutto il materiale che ci serve, favorendo una vasta gamma di dati utili. Potremo così memorizzare come le diverse persone vivono la propria vita nel quotidiano, nei momenti felici e nelle avversità; potremo fissare come si comportano, come si vestono a seconda dell’età del ceto, del lavoro, di quello che gli passa per la testa.

Potremo così accorgerci che ognuno di loro si gestisce in modo diverso, ha un suo gruppo di gesti particolare, ma anche di modi di dire, si esprime in un modo che solo a lui appartiene, accompagnandosi da una propria mimica identificativa. E poi ha quel modo particolare di mettere le gambe quando cammina o di torcere il busto o di respirare. Non c’è niente insomma di più vero del vero.

È inutile ‘inventarsi’ un personaggio che non esiste quando ne incontriamo a migliaia nella nostra vita. Poco importa se poi il ‘nostro’ personaggio è un insieme di tre o quattro persone che conosciamo, perché sarà sempre più autentico di chi ci siamo inventati di sana pianta.

Se poi facciamo muovere in un nostro racconto una persona che ben conosciamo (un amico, un collega, un parente) basterà interrogarsi che cosa farebbe o avrebbe fatto in quella determinata situazione e subito ci ‘parlerà’ fornendo’ l’atteggiamento giusto e il dialogo corretto.

Anche se l’intreccio è sempre un accomodamento della fabula (come si è visto nell’articolo precedente e come si vedrà ancor più nel trattare dei dialoghi) bisogna sempre tener a mente che se il lettore in forza di quel patto narrativo non scritto che ha stretto con lo scrittore mettendosi a leggere, è disposto a credere che ‘il verosimile sia vero’ è necessario che il verosimile rimanga tale.

Anche se il verosimile è solo ‘simile al vero’ è dunque ‘non è il vero’, tuttavia non va tradita tale somiglianza. E il sistema migliore per non correre il rischio che questo ‘collegamento’ in qualche modo salti, è avere sempre sotto gli occhi e come guida la realtà. Non bisogna cadere nell’errore di ritenere che la realtà abbia poco o nulla a che fare con la fantasia che permea il racconto. In verità tanto più la fantasia è radicata nella realtà tanto più la suggestione del racconto sarà vincente perché credibile.

Il racconto è un riflesso della realtà, un sua interpretazione, una digressione realistica che però non solo trae origine dalla realtà, ma alla stessa fa continuo riferimento. Nella delicata costruzione del personaggio si può cadere nel tranello di reputarsi ‘più bravi’ di quello che la realtà ci può mostrare che in fondo è uguale a se stessa e forse pure noiosa.

Se il personaggio ‘esiste’ nella mia mente, a maggior ragione potrà esistere nella realtà. Se si crede questo è perché si ha una visione superficiale di quello che ci circonda. Chi legge è immerso, come noi, nella sua realtà e non potrà che eseguire continui raffronti tra ciò che legge e la propria esperienza.

Se qualche caratteristica del personaggio non torna, non si allinea alle altre caratteristiche perché non in
armonia o in proporzione, avvertirà la stonatura e l’incongruenza.

Le persone nella realtà invece ‘non mentono’ per come si presentano, per come reagiscono nella loro assolutezza di essere, ma anche nella relatività del loro ambiente. Ognuno è un micromondo con i propri perché, i propri dubbi, i difetti, le virtù, le speranze che costantemente vengono riversati assieme al proprio vissuto sul modo di comportarsi e di parlare.

Ed è ugualmente sbagliato credere che il personaggio sia quello della televisione o del cinema. Cioè sono sì personaggi, ma non vanno copiati, perché hanno già una propria verosimiglianza che funziona solo se calati nella ‘loro’ storia. Prendere spunto da loro per le proprie storie è un processo pericoloso perché si va a recidere quel cordone ombelicale di verosimiglianza che giustificava quel personaggio.

Preso a prestito e messo a forza in un’altra situazione può sembrare artefatto, costruito, non spontaneo, persino una caricatura.
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(ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2008)


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