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LINGUA, LESSICO E LINGUAGGIO
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IN QUESTA SEZIONE:
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NUOVI APPUNTI'

Sommario

Una riflessione
Il lettore
Oralità e scrittura
Il testo non inveccchia
Quale strumento
La punteggiatura? Parliamone
Siamo punti o virgole?
Virgole come se piovesse
Un punto per te e uno per me
Fermate quel punto!
Lingua, lessico e linguaggio
Se mi viene in mente
Il luogo dell'amima
Chi ha tempo non aspetti tempo
Per poterla spuntare
Pronto, chi narra?
Tramando nell'ombra
Quando l'autore cerca il personaggio
Una scheda per tutti
Il personaggio e la sfera
L'importanza di chiamarlo Ernesto
Un, due, tre, pronti? Immagina
Un ponte fra le immagini
L'eco del racconto

Statistiche

La lunga digressione sulla punteggiatura sottolinea l’importanza dell’argomento che non è sicuramente secondario agli altri che si andranno ad affrontare.

Ma ora è il momento di occuparci di qualcos’altro.
Si fa spesso una gran confusione tra lingua, lessico e linguaggio, e forse è il caso di parlarne un po’.

La lingua (come sinonimo di idioma) è un insieme di codici convenzionalmente prestabiliti (fortemente connotati dal punto di vista storicoculturale) cui il soggetto, che decide di parlarla, aderisce senza poterla cambiare. Se io desidero esprimermi in finlandese, devo impararne la grammatica, la sintassi e soprattutto il vocabolario, tutti elementi che preesistono alla mia decisione di studiare la nuova lingua e che posso quindi apprendere, fare mia, senza per questo poterla mutare o modificare.

Se dico ‘rosa’ indicando una melanzana, dico qualcosa di sbagliato e gli altri parlanti che condividono lo stesso mio (nuovo) codice linguistico non capiranno, così come non comprenderanno se non mi attengo alle strutture morfologichesintattiche della lingua in questione. Un ‘io parleranno blu’ è una frase inquietante che non comunica nulla.

Il linguaggio è invece un sistema di comunicazione soggettivo che attinge al mio sapere personale affondando le radici nella mia cultura e nella mia personalità. Pur muovendosi all’interno dello spazio preconfezionato della lingua da altri stabilito, il linguaggio è creato da me e solo a me appartiene. Perché se è vero che uso una parola di quel dato idioma codificato, è anche vero che la utilizzo scientemente al posto di altre a seconda del contesto, del senso e del significato che voglio attribuire al mio processo comunicativo.

La scelta di una parola (latamente intesa) tra tante altre che posso estrarre dal mio bagaglio culturale è dovuta al mio gusto, alla mia volontà di assegnare un particolare contenuto alla frase facendo leva sul significato che io credo debba essere attribuito a quel determinato termine.

E il linguaggio letterario è proprio quell’insieme di espressioni, di vocaboli che fanno la caratura dello scrivente; non è tanto quindi il bacino di utenza del materiale convenzionale a disposizione, ma la scelta di queste anziché quelle parti di discorso nell’ambito dello stesso patrimonio che è poi il modo caratteristico di essere scrittore; a sua volta, il linguaggio letterario è una componente della cifra stilistica dell’autore, la sua maniera di porgere le parole, di ritmarle nel flusso narrativo, di girarle all’interno della frase per farle apparire e sparire.

Il lessico è invece il modo di esprimersi di una determinata persona quando strettamente connotato dalla sua estrazione, dal grado culturale, dalla sua attività lavorativa (anche se per il codice utilizzato da persone che appartengono ad una data categoria professionale si parla di sottocodice linguistico) è il suo intercalare (le battute, le imprecazioni, le bestemmie, le espressioni fatiche, lo slang) il suo modo di abitare la lingua, di renderla viva, piegandola alle proprie esigenze comunicative.

Fondamentale è lo studio del lessico del personaggio, per essere dentro al personaggio, per essere ‘il’ personaggio. La letteratura moderna è molto più attenta ai registri linguistici di quanto poteva accadere nell’Ottocento e in parte del Novecento, cogliendo le singole ‘voci’ dei diversi soggetti.

Non vi è più un unico lessico dell’autore che permea e sovrasta tutti i personaggi in modo indistinto come fossero tante esplicitazioni di un’unica matrice, ma ci sono (più correttamente) i singoli soggetti individualmente creati, che hanno un loro spazio e una verità letteraria credibile.
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BRICIOLANELLATTE © - 2009
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(ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2008)


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