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Una
fase importante del processo ideativo di un blogtale è la sua
struttura mentale. Occorre cioè provvedere a ‘pensarlo’
nel suo essere funzionante, nella sua trama minimale, ma efficiente,
prima ancora di tirar fuori dal cassetto carta e penna.
Proprio per la brevità che connota il blogracconto è qui
possibile sfruttare appieno la possibilità di scalettarne tutti
gli step memorizzabili, lavorandoci in una sorta di comoda astrazione
dove è possibile comporre e scomporre i pezzi all’infinito.
Non dico che lo sviluppo solo mentale, ancorché iniziale del
lavoro, non sia possibile per componimenti più lunghi e articolati
(come racconti lunghi e romanzi) ma certamente in un racconto di corto
respiro, come è quello di cui ci si sta occupando, è relativamente
più semplice (anche se poi la vera difficoltà sarà
‘buttarlo giù’ su carta).
Il tenere a mente il racconto, dal suo inizio sino alle battute finali,
lavorandoci come se l’avessimo fisicamente davanti, si fonda sulla
modularità di qualsiasi componimento, al cui interno, sebbene
fusi l’uno dentro l’altro, sono distinguibili i vari segmenti
da cui è formato: l’incipit, il corpo del racconto, il
conflitto, la soluzione del conflitto, il finale. In mezzo: la costruzione
del o dei personaggi, l’ambientazione, le varie strategie narrative,
i colpi di scena e le metonimie, le sorprese e molto altro.
L’approccio modularistico è congeniale sotto l’aspetto
dello sviluppo dalla ‘cellula di innesco’ del racconto,
l’idea cioè da cui scaturirà il resto e su cui verrà
costruito lo scheletrato del blogtale che può infatti riguardare
una qualsiasi delle parti cui prima ho fatto riferimento. Può
essere che mi è venuto in mente un inizio particolarmente evocativo
(incipit) oppure che mi sia rimasto impresso un dialogo tra due personaggi
o una certa frase che, pronunciata in un dato frangente, sia suscettibile
di essere sviluppata (corpo del racconto) oppure ancora ho in mente
un’immagine che ben potrebbe funzionare da finale.
Una volta che si ha un punto di partenza (più in là affronteremo
il problema di quando invece non si sa proprio da dove iniziare) e si
è quindi in possesso di specie di ‘grimaldello’ per
aprire la porta della creatività, posso usarlo per riflettere
sulla parte residuale del lavoro procedendo a ritroso se l’idea
riguarda il finale o in avanti se l’idea riguarda l’incipit.
Se si tengono ben presente i pezzi a incastro della trama, il cosa far
fare o il cosa far dire a un certo personaggio perché arrivi
a quello dato effetto voluto di intreccio, il come muovere l’azione
o armonizzare lo sfondo con tutto il resto, ho anche ben chiaro che
posso considerare tutte queste parti come tessere da assemblare e riassemblare
fino a quando il progetto complessivo non è valido. In altri
termini è inutile, a mio parere, prodigarsi per correggere una
certa frase o arricchire un dato personaggio, perdersi cioè nei
particolari minuti pur importanti di un racconto, se ancora non so come
andrà a finire o come inizierà il racconto o come verranno
risolti certi aspetti cruciali del blogtale che lavoreranno per non
anticipare il finale o per far muovere l’intreccio tra questo
e quell’accadimento.
C’è tempo per occuparsi della ‘formalità’
della scrittura, per sedersi a tavolino e vedere come il nostro racconto
viene sulla pagina. È un errore cominciare a scrivere se non
si hanno le idee chiare credendo che tanto una buona idea, scrivendo,
prima o poi verrà. Questo aver fretta di metter nero su bianco
a volte va proprio a scapito della trama che potrebbe non risultare
fluida o non del tutto letterariamente credibile.
La struttura mentale del racconto, nella fase di prescrittura, consente
invece, non solo una comoda portabilità, potendoci io lavorare
ovunque io vada, andando a passeggio o aspettando l’autobus, ma
anche una visione di insieme continua e testabile, e una sperimentabilità
rapida e sicura. Se si pensa, si capisce meglio se qualche passaggio
è forzato, non spontaneo o strappato via, mentre quando si scrive,
proprio perché l’attenzione è sbilanciata sul come
si sta costruendo la frase, si potrebbe perdere questa sorta di oggettività.
Oltretutto il pensiero è velocissimo, non richiede formalità
espressive particolari, e il materiale prodotto può essere fatto
e disfatto in un attimo in quanto formato da concetti e non da parole.
Da ultimo va ricordato che il nostro cervello è sempre attivo,
anche quando dormiamo, e non è inconsueto che a forza di pensare
a un certa soluzione drammaturgica, la trovi da solo nel corto circuito
misterioso dell’insight.
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BRICIOLANELLATTE © - 2010
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