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Strettamente
collegato al discorso sul tempo narrativo, di cui al capitolo precedente,
è quello sulla differenza tra la fabula e l’intreccio del
racconto. La fabula è la cronistoria del racconto nell’accadimento
reale dei fatti che lo
compongono.
Un esempio: René scopre che la moglie lo tradisce con un amico
che vive in paese, tale Toldo. Decide di affrontarlo tanto da avere
una serie di violenti alterchi. Una mattina trovano Toldo morto, impiccato
nel fienile. C’è chi pensa al suicidio e chi all’assassinio
da parte di René. L’uomo, per fugare ogni sospetto paga
tutte le spese del funerale aiutando concretamente la vedova. La moglie
di René, rimasta con lui, cerca di rappacificarsi fino alla amara
scoperta che chiuderà il racconto.
Come si vede, questa è l’ossatura sottostante il blogtale
ma non è ancora il racconto che altro non è se non la
fabula piegata alla logica della narrazione; perché infatti ‘vi
sia’ racconto occorre che la fabula venga filtrata attraverso
quelle strategie che la renderanno ‘raccontabile’, ma anche
avvincente e, in una parola altisonante, letteratura. La fabula è
dunque la parte fredda del racconto, la sinopia, lo scheletrato su cui
andrà innestata altra sostanza ma anche e soprattutto la forma.
E per strategie narrative intendo quegli espedienti che consentono per
esempio di iniziare il racconto in un momento qualsiasi della fabula,
recuperando la parte omessa attraverso i dialoghi dei personaggi o un
flashback dell’autore.
Possiamo cioè fare in modo che gli ‘attori’, parlando
tra loro, svelino gli antefatti contestualizzandoli nel presente, dando
un senso alla realtà che stanno vivendo e che l’autore
va descrivendo. Continuando così con l’esempio precedente
di René e Toldo, la moglie, per vincere gli imbarazzanti silenzi
del marito, nei cui confronti nutre forti sensi di colpa, rompe gli
indugi ringraziandolo per l’aiuto economico dato alla vedova di
Toldo in occasione dei funerali.
Il dialogo serrato, faticoso (ma sarà la sola moglie a parlare
in quanto il marito è chiuso in un mutismo disarmante) ‘spiega’
il perché della tensione tra i due, di quello che è accaduto,
della relazione clandestina della donna, del fatto che lei stessa abbia
temuto che il marito avesse assassinato il rivale facendolo poi sembrare
un suicidio.
Avrei potuto anche aprire il racconto sul cadavere di Toldo mentre penzola
da un trave del fienile o verso la fine, mentre René sta guardando
dietro a uno sportello, in garage, che chiuderà repentinamente
non appena sentirà arrivare alle sue spalle la moglie, ma sarà
solo una questione di gusto.
L’intreccio ‘salta’ la scansione ordinaria degli eventi,
mischiandoli tra loro e ripresentandoli al lettore in modo diverso,
originale, procedendo per novità e sorprendendo costantemente.
Mentre la fabula va dritta alla sua naturale conclusione la trama ha
il compito invece di portare il lettore attraverso un percorso ottimale
prefissato che saprà snocciolare i vari step di progressione
e gli aspetti cruciali, in parte nascondendoli, in parte rivelandoli
ma sempre con accortezza e solo a momento debito.
L’intreccio ha anche il compito di sviare il lettore dalla naturale
conclusione portandolo a credere che il finale sia effettivamente quello
che lui congettura, mentre in realtà l’autore ne ha in
serbo un altro; così il racconto farà credere che sia
imminente la confessione del marito di aver effettivamente eliminato
il rivale mentre il blogtale, nelle ultime righe, lasciando peraltro
volutamente in sospeso la questione se Toldo si sia davvero tolta la
vita o ci abbia pensato René, svelerà il motivo per il
quale quest’ultimo si sia accollato le spese funerarie: egli ha
fatto collocare nella bara del rivale una webcam sul suo viso in modo
da poter vedere sul monitor, nascosto nel garage dietro a quello stesso
sportello di cui si parlava prima, il disfacimento che la morte giorno
dopo giorno creerà sul suo corpo.È in questa sottile vendetta
che si esaurirà il nuovo scopo di vita di René, uscito
distrutto dal tradimento della moglie.
L’intreccio quindi, come si può capire, opera una scelta
precisa di cosa mostrare al lettore, di quando mostrarlo e del perché,
facendo leva sulla tensione, producendo attese, saziando curiosità
ma creandone nel contempo delle altre, usando l’ambiente come
valorizzazione di quanto sta accadendo, utilizzando i personaggi ‘per
fare la storia’ e per portarla avanti, tracciando per essi ciò
che è strettamente necessario al fine di poterli far replicare
e muovere nella mente di chi legge.
Ma il travaso della fabula nell’intreccio è solo il primo
passo verso la narrazione. Come si vedrà in seguito, molto deve
essere però ancora fatto perché diventi letteratura. Occorrerà
intervenire sulla costruzione dei personaggi, sui dialoghi, sull’ambientazione,
ma anche sulla modellazione della forma attraverso il taglio delle frasi,
la scelta oculata delle parole più adatte, delle metafore più
efficaci, incidendo anche sul flusso e sul ritmo narrativi. E tanto
altro.
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BRICIOLANELLATTE © - 2010
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