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ORALITA' E SCRITTURA
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IN QUESTA SEZIONE:
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NUOVI APPUNTI'

Sommario

Una riflessione
Il lettore
Oralità e scrittura
Il testo non inveccchia
Quale strumento
La punteggiatura? Parliamone
Siamo punti o virgole?
Virgole come se piovesse
Un punto per te e uno per me
Fermate quel punto!
Lingua, lessico e linguaggio
Se mi viene in mente
Il luogo dell'amima
Chi ha tempo non aspetti tempo
Per poterla spuntare
Pronto, chi narra?
Tramando nell'ombra
Quando l'autore cerca il personaggio
Una scheda per tutti
Il personaggio e la sfera
L'importanza di chiamarlo Ernesto
Un, due, tre, pronti? Immagina
Un ponte fra le immagini
L'eco del racconto

Statistiche

L'oralità e la scrittura sono due concetti che sembrano tra loro indipendenti, separati, ma non è così. In realtà vivono di un rapporto simbiotico, di utilità circolare, di mutuo soccorso.

La parola scritta deve essere oralizzata per essere letta, così come la parola orale deve essere scritta per venire stabilizzata nel tempo. Mi spiego meglio.

Una parola viene scritta per molteplici motivi: per poterla ricordare, per trasportarla, per comunicarla ad altri, ma sicuramente per essere letta. C’è chi ha
perfino detto che, se una parola non può essere letta, in realtà non esiste. Ma a prescindere da questo, certamente appena una parola scritta viene letta si forma nella nostra testa un suo duplicato mentale sottoforma di rappresentazione (idea) o di mappa concettuale e galleggerà nella nostra coscienza quel tempo sufficiente che ci potrà consentire una sua eventuale successiva elaborazione.

L’originale è ancora lì sotto i miei occhi ma io già lo posseggo dentro di me senza doverlo spostare o toccare.

A ben vedere però è successo molto di più di una semplice interiorizzazione. Mentre la parola scritta ha una sua corporeità, una sua dimensione (si pensi alla possibilità di poter toccare la parola quando è vergata su foglio tanto da poterne apprezzare con i polpastrelli la sua profondità sulla carta, la sua lunghezza e larghezza) la parola orale è immateriale, non ha peso, né fisicità ed è sospesa nel tempo (quando è stata scritta?). È silenziosa ed è un insieme di segni grafici che formano una realtà statica, un messaggio spento.

Con l’oralità, la parola scritta si trasforma invece in suono, i segni grafici si ricompongono dinamicamente in uno significato condiviso, occupando spazio nel tempo (la pronuncio qui e ora) avviando inoltre un processo di contestualizzazione che mi aiuterà a comprenderlo.

Se leggo un biglietto ove è scritto ‘prendi il cellulare’ la mia esperienza di abitante del mio tempo mi farà pensare immediatamente al telefonino e crederò che chi mi ha lasciato il messaggio mi abbia voluto ricordare di portarlo via con me. Non mi verrà in mente che per cellulare in realtà lo scrivente intendeva alludere al significato che questa parola aveva prima dell’avvento dei telefonini vale a dire il furgone con cui la Polizia trasporta i detenuti da e per il carcere.

Il contesto di tempo e di ambiente, in cui la parola letta si trova, la ‘riempie’ allora di significato, che ancora una volta si rivela essere un contenitore nella mente di chi legge. La copia nel mio cervello è dunque un’astrazione, ma è anche un’attribuzione di significato semantico sulla base del mio bagaglio cognitivo, delle mie competenze linguistiche, che non sono solo strettamente personali, ma anche sociali e culturali.

La circolarità d’uso, di cui prima scrivevo, comporta però che anche la parola orale abbia bisogno a sua volta dello scritto; fino a quando la parola orale non verrà in qualche modo registrata (con graffi sulla pietra, con lo stilo sulla cera, con la penna sulla carta, su un supporto digitale) sarà infatti soggetta a mutazione, a trasformazione (si pensi ai meme, alle barzellette, alle leggende metropolitane che acquistano o perdono contenuto passando di bocca in bocca) e persino, in casi estremi, alla sua cancellazione definitiva per oblio.

Anche il supporto che registra la parola orale è sottoposta a deperimento, usura, distruzione, ma è un rischio proprio della cosa incorporante e non un
problema della parola in sé. E ovviamente la parola orale, facendosi scritta, coprirà il percorso inverso a quello descritto in precedenza: prenderà fisicità, immobilismo semantico, si farà muta, potrà esser vista (ma non necessariamente anche letta) e diventerà senza tempo.

Acquisterà anche in stabilità formale e contenutistica e potrà essere tramandata sfidando il tempo in divenire con cui però perderà radicazione. Dunque la parola scritta e quella orale hanno una loro profonda e specifica interdipendenza; ma tutto questo non deve affatto meravigliare in quanto entrambe tradiscono la loro unica matrice: la mente umana.

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(ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2008)


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