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IL PERSONAGGIO E LA SFERA
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Per capire a fondo l’influenza, l’interrelazione e l’interattività di un personaggio sull’ambiente e ancor più sugli altri personaggi è necessario immaginarlo come una sfera all’interno della quale riporre tutto ciò che si pensa il personaggio debba essere.

La metafora della sfera non funziona però nel senso di considerare il personaggio come un contenitore. Simboleggia piuttosto un sistema autosufficiente e autoreagente, capace di relazionarsi verso l’esterno e verso se stesso in termini di pensieri e azioni. In altre parole il personaggio è un apparato complesso e composito (psicologico e fisico in un’unità olistica) fortemente tipizzato che si automodella in risposta a sollecitazioni di input e di output.

Come si è visto in un’altra pagina, il personaggio ha una propria personalità, un suo carattere, un proprio modo di fare, di agire, di gestire la realtà.

Ogni volta che viene in contatto con un altro soggetto del racconto imprime allo stesso una modificazione peculiare ricevendone a sua volta, in risposta, un’alterazione corrispondente.

Questa trasformazione impercettibile o eclatante che sia è sempre esistente e, anche se non viene registrata formalmente con la scrittura, sicuramente costituisce un’alterazione di cui bisogna tener conto (pensa al killer che uccide la sua vittima: non è solo quest’ultima a subire ovviamente l’azione dell’assassino, ma è anche l’assassino a percepire, in feedback, una risposta quanto meno psicologica conseguente alla sua azione).

Quel che va qui evidenziato però è che questa sorta di interfacciamento non comporta un’alterazione qualunque, ma solo una modificazione ‘tipizzata’, che reca in sé la peculiarità della matrice (l’adolescente che risponde male a sua madre si comporterà come può fare un figlio e per di più adolescente, e non come potrebbe fare un’amica o il marito o una collega della madre); in altre parole la modifica è caratterizzata dal sistema modificante, lasciando peraltro anche parte di sé nel sistema modificato (la madre si risentirà per il comportamento del figlio, proprio perché a trattarla male è stato suo figlio) che ingloberà la modifica anche in assenza di chi lo ha prodotto (quando il marito tornerà a casa, la sera, troverà la moglie ‘alterata’ per il litigio avuto con il figlio).

Questo concetto è importante per calibrare il comportamento del personaggio a
seconda delle situazioni, dei dialoghi e delle conseguenze di determinate azioni o pensieri.

Peraltro occorre ricordare che i confini della sfera non sono quelli propri della fisicità del soggetto potendosi estendere fin là ove si allunga la capacità penetrativa della personalità del personaggio nella storia. Il discorso appena fatto ovviamente vale anche per l’ipotesi in cui la sferapersonaggio venga a contatto con un animale, un oggetto o un’entità estratta (un sentimento, una notizia, un valore).

L’alterazione che verrà prodotta è pur sempre tipica di quel tal soggetto che l’ha provocato. In una stessa situazione, in altri termini, due personaggi possono reagire ed agire in modi diametralmente opposti proprio perché sono fondamentalmente diversi tra loro (un riccone e un clochard trovano sul marciapiede mezzo sigaro: la loro reazione potrebbe essere notevolmente differente).

E questa diversità non si giustifica solo in forza della dissimile personalità dei soggetti, ma anche del loro vissuto, del loro ruolo nell’ambito della storia, dell’interpretazione che il sistemapersonaggio dà alla realtà che sta vivendo. È per questo che il lavoro sulle schede è importante: permette di tenere sempre sotto controllo, monitorandole, le interdipendenze ambientali e quella degli altri personaggi sui personaggi, senza incorrere in errori o disattenzioni di coerenza comportamentale.

Occorre inoltre ricordare che un’alterazione è sempre significativa ed è permanente. A dispetto di quanto può accadere nella realtà di tutti i giorni dove possono accadere un’infinità di eventi a incidenza nulla (cade un fazzoletto, una rondine attraversa il cielo, qualcuno sbaglia numero e ci chiama al telefono) nella finzione letteraria (e ancor più in un blogtale dove lo spazio a disposizione, come si è più volte ricordato, è sempre pochissimo) se un ‘accadimento’ viene registrato nella trama deve avere un senso, magari anche solo metonimico, e legarsi anche se in modo minimale a una parte dell’intreccio; in caso contrario rischia di essere un particolare vuoto, privo di una propria evidenza e senza una sua reale funzione, tanto da poter essere scartato senza che l’intreccio ne abbia a soffrire.

Prima di concludere vorrei ancora ricordare come non sia indispensabile, quando si ha poco spazio a disposizione per esprimersi (come appunto in un racconto per blog), che un personaggio sia descritto nei minimi particolare per farlo lavorare all’interno della trama.

Non si dovrebbe farlo mai, per la verità, in quanto questo tipo di descrizione accurata e più tipica della letteratura ottocentesca (e di parte del Novecento) piuttosto che di quella moderna.

Sebbene in un romanzo o in un racconto lungo qualche concessione in più ce lo si può permettere, senza per questo risultare prolissi o noiosi, nel blogtale è sufficiente invece creare un tratteggio, uno schizzo a carboncino del soggetto, soprattutto per il tramite di un particolare, di un gesto, di una frase che lasci immaginare il resto della personalità del soggetto agente.

Occorre lasciare che sia l’azione a riverberarsi sul soggetto dandogli luce e chiaroscuri. Ne gioverà la snellezza della trama, che diverrà più sciolta, più fluida, meno appesantita dalle descrizione e più caricata cinematograficamente sull’azione.
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(ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2008)


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