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Una
volta raggiunto un sufficiente stato di ‘serenità operativa’,
ai fini di predisporsi a una condizione di buona scrittura (secondo
quanto scritto nel precedente articolo ‘Il luogo dell’anima’)
gli spunti per farsi venire in mente una buona idea sono diversi.
Si può intanto cominciare a dare un occhiata al proprio materiale
di lavoro sia a quello di mero ‘avvio’ che quello ‘abbandonato’,
quello cioè che non si sia concretizzato in un lavoro finito.
Io personalmente faccio uso di un block notes (in piccolo formato per
garantire la sua portabilità anche in viaggio) ove trascrivo
tutte le idee e le mezze idee che mi sono sembrate interessanti.
Alcune volte si tratta della mera descrizione di un’immagine che
mi si è evidenziata per la sua inusualità e che avverto
essere gravida di sviluppi (faccio un esempio: in uno stagno di montagna
galleggia sghimbescia una sedia su cui sta appollaiato un gatto…).
Altre volte si tratta invece di un inizio di trama (alla fermata del
bus prendo l’ultimo mezzo serale per tornare a casa. Vicino a
me una persona mi è di spalle. La avverto che l’autobus
è arrivato e che non ce ne saranno altri. Ma non mi dà
ascolto…) oppure, ancora, di un contrasto conflittuale tra due
personaggi o tra un personaggio e un evento o ancora solo un finale.
Può essere persino una traccia nuda e cruda di un blogtale completo,
ma non efficace perché ha in sé risvolti non convincenti
o deboli. Se si prende l’abitudine di tenere simili appunti ci
si accorgerà ben presto che le idee ‘informi’ sono
molto di più di quelle che si fanno disciplinare in un intreccio
strutturato.
L’idea nasce, per definizione, libera, assoluta, sciolta da un
contesto di sistema, senza costrizioni e legami di responsabilità
verso personaggi o la logica di una storia. Non annotarsi questi spunti,
per il solo fatto che non siano maturati da subito in un racconto che
ci sia piaciuto è però un errore.
Sovente le idee, anche se monche o in bozzo, non hanno la capacità
e la forza di ripresentarsi (se non raramente) all’attenzione
cosciente, venendo piuttosto dimenticate, schiacciate dai ricordi, dal
modo pratico che abbiamo di affrontare la vita. Formano invece un patrimonio
personale ideativo utile per ricominciare a ‘pensare sul proprio
penstato’.
Ci si renderà facilmente conto infatti, a distanza di tempo,
che i ‘pezzi’ raccolti hanno trovato o potrebbero trovare
una loro concatenazione, una loro dinamicità cui non si era prima
pensato. Succede infatti che, a dispetto del fatto che ci si creda stabili
nel tempo, in realtà ci modifichiamo materialmente (a livello
cellulare) e spiritualmente di continuo: diventiamo ‘diversi’
da come eravamo appena pochi giorni o settimane prima, in modo forse
lieve ma pur sempre apprezzabile.
E, di conseguenza, muta anche il nostro modo di pensare, di vedere e
vivere le cose, la nostra stessa sensibilità proprio perché
figlia della nostra esperienza come l’abbiamo interiorizzata.
Del resto basta collocare un oggetto al centro di una scrivania e girarci
intorno per rendersene conto: ad ogni mutamento di prospettiva (ad ogni
passo, anche modesto) l’oggetto, pur a parità di luce,
di distanza di osservazione, di ambiente potrà sembrarci un’altra
cosa e rimandarci una sensazione diversa.
Un analogo intervento può essere operato sul lavoro ‘abbandonato’.
Può capitare che la trama di un blogtale, superata la soglia
dello spunto, abbia assunto una propria struttura autonoma, risultando
nondimeno mancante di una sua parte essenziale: il finale o un personaggio
o un climax credibile.
Questo materiale, più evoluto del precedente e quasi sempre già
oggetto di scritturazione materiale e personalmente lo archivio in una
cartella
apposita del computer, in modo da poterlo riprendere in ogni momento.
Per chi non usa il computer può riporre i fogli in un apposito
contenitore che resti però a portata di mano.
Un altro materiale interessante è quello tratto dai libri. A
me accade per esempio che, leggendo un certo passo, si associno alla
lettura sviluppi di trama che poco o nulla hanno a che fare con la storia
narrata nel libro.
Si potrebbe trattare di una parte lasciata in sospeso per ragioni di
intreccio dall’autore cui io assegno una ‘risposta’
magari diversa da quella che poi l’autore proporrà.
Potrebbe essere ancora una frase, una metafora particolarmente immaginifica
o un dato personaggio che ‘colloco’ in un ambiente del tutto
differente da quello dell’opera. Stesso discorso ovviamente vale
per i film, anche se il processo di immedesimazione mentale è
molto più ridotto rispetto al libro.
Un altro modo per far tesoro della propria creatività, anche
se potrà sembrare bizzarro, è quello di annotarsi i sogni
che costituiscono un materiale creativo inesauribile. Potrà risultare
problematico appuntarseli, vista l’estrema volatilità del
ricordo, ma a forza di provare verranno in mente sempre maggiori scampoli
di sogni, accostamenti curiosi e soprattutto la forza e l’intensità
delle sensazioni che si sono provate mentre li si stava vivendo.
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BRICIOLANELLATTE © - 2009
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