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IL TESTO NON INVECCHIA
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NUOVI APPUNTI'

Sommario

Una riflessione
Il lettore
Oralità e scrittura
Il testo non inveccchia
Quale strumento
La punteggiatura? Parliamone
Siamo punti o virgole?
Virgole come se piovesse
Un punto per te e uno per me
Fermate quel punto!
Lingua, lessico e linguaggio
Se mi viene in mente
Il luogo dell'amima
Chi ha tempo non aspetti tempo
Per poterla spuntare
Pronto, chi narra?
Tramando nell'ombra
Quando l'autore cerca il personaggio
Una scheda per tutti
Il personaggio e la sfera
L'importanza di chiamarlo Ernesto
Un, due, tre, pronti? Immagina
Un ponte fra le immagini
L'eco del racconto

Statistiche

Il testo scritto, così come l’uomo, ha subito nel tempo una forte evoluzione. Si vuol qui far riferimento non al contenuto o alla forma della parola ma al processo meccanico di fissazione della stessa su supporto durevole. Si è passati così dal graffito sulla pietra alla incisione su cera o argilla, dalla scrittura su pergamena e su carta a quella a macchina, a stampa e digitale.

L’evoluzione, però, non ha riguardato solo il dispositivo di trasposizione del pensiero, ma ha investito anche il modo di vivere la parola, di memorizzarla, di organizzarla in vista della sua registrazione, con ricadute sulle modalità di lettura e di comunicazione.

La prima scritturazione moderna, quella olografa, vale a dire di pugno dello scrivente, diversamente dalle altre che vedremo, è quella più ‘intima’ per la prossimità della scrittura al suo autore. C’è traccia di chi scrive sul foglio da lui vergato, c’è la pressione dell’autore sulla carta mentre viene solcata dalla penna, c’è la sua grafia che è espressione diretta della sua personalità.

Chi non ricorda almeno una volta di aver visitato un museo o la casa natale di quel tal autore e di aver provato una forte emozione nel vedere dentro a una teca l’originale di una poesia celebre o l’ouverture di un’aria immortale. Attorno allo scritto olografo e come se continuasse ad aleggiare lo spirito creativo dell’autore che, in quanto entrato in contatto materiale con il suo supporto, ad esso si è legato in modo indissolubile.

Con il mezzo meccanico della macchina da scrivere la contiguità è notevolmente minore (il testo guadagna però in chiarezza di lettura) e anzi si ha già una forma di impersonalità che prelude alle altre forme scritte di rappresentazione (il tipografico e il digitale).

Con la forma olografica, quella meccanica condivide l’agevole emendabilità, la correzione istantanea. In fase di retroazione (di reazione cioè dello scrivente a una critica del lettore) l’autore potrà modificare il testo e anche riscriverlo fino a quando non perderà la disponibilità dello scritto.

Il testo tipografico (per esempio un libro) ha la caratteristica invece della produzione meccanica seriale dove l’autore una volta che la sua scrittura ha preso la forma finale dell’opera (il libro viene stampato e distribuito) perde la possibilità della correzione anche se venisse raggiunto da critiche che egli condivide.

Il lavoro a monte del punto di non ritorno è dunque nel testo tipografico più faticoso e penetrante e può essere causa per lo scrivente di una tensione infinitamente maggiore rispetto alle altre forme. Lo scritto digitale (quello pubblicato in rete) a dispetto della sua impersonalità e rapidità diffusiva (salta il rapporto uno a uno delle forme precedenti, per diventare uno a molti) recupera l’emendabilità persa con la pubblicazione potendo lo scrivente in qualunque momento intervenire sul testo in suo possesso ripubblicandolo a piacimento ovvero chiedendo a chi lo ha fatto di sostituirlo con il testo corretto.

Il testo, libero dalla tagliola della irreversibilità e al relativo distress, acquista dunque in spontaneità e in libertà espressiva (a volte fin troppo).

Il testo digitale contrariamente alle altre forme di rappresentazione (e questo è però un aspetto più negativo che positivo) non può mai contare allora su una sua definitività di stesura ancorché paradossalmente non si abbia neppure la sicurezza della efficacia della correzione effettuata, potendo continuare infatti a circolare sul web la copia
contenente l’errore perché a sua volta memorizzata nella cache di un motore di ricerca o perché scaricata da qualche utente e rimessa on-line con proprie integrazioni (senza magari citare la fonte).

Ma ciò che il testo digitale indiscutibilmente ha di unico è l’essere ipertestuale, vale a dire la possibilità di essere letto in modo non sequenziale, per blocchi, per mappature di testo (da qui la velocità e la superficialità di lettura). L’ipertesto è un’aggregazione testuale di tipo associativo, che rimanda alla struttura del pensiero e della creatività.

Si pensa, si organizza, si comunica per binomi concettuali, dove un’idea è collegata a un’altra per i più svariati motivi per poi radicarsi con altre con cui crea inferenze e collegamenti. Così il testo, nella sua evoluzione attraverso i secoli trae forza e potenzialità tornando alle sue radici, quando era solo pensiero.

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(ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2008)


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