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IL WEBLOG DI
BRICIOLANELLATTE
Indice
generale del sito
IN QUESTA SEZIONE
'INTERVISTE':

Sommario
Intervista
Fulvia Leopardi
Intervista
Valeria
Intervista
Il Silmarillon
Articolo
Raffaella Milione
Intervista
Internet Magazine
Intervista
Splinder
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L'intervista è stata rilasciata per la redazione di una tesi di laurea
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Quale è stato il tuo primo approccio alla scrittura?
Il primo contatto con il bisogno e il desiderio di scrivere è
avvenuto per me abbastanza presto, fin da quando ero piccolo. Avevo
fervida immaginazione e siccome mi inventavo, giocando con i soldatini,
trame di film mi ero comprato un quaderno dove, in sintesi, scrivevo
le varie tracce. Poi mi immaginavo di essere la giuria di un Festival
e votavo la miglior pellicola, premiando gli attori e le attrici.
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Come è cambiato il tuo rapporto con la scrittura con l’avvento
del computer, in particolar modo con il blog?
Il computer ha di per sé facilitato enormemente la stesura del
testo, prima ancora di incidere sul profilo contenutistico. La possibilità
di intervenire infinite volte sul testo da parte di chi come me è
perennemente scontento dell’ultima versione, senza per questo
dover riscrivere daccapo tutto il lavoro, è stato un notevole
sollievo.
Il blog, in quanto tale, ha influito invece più profondamente
sul mio modo di scrivere. Direi quasi che il blog mi ha insegnato modalità
espressive nuove, delle tecniche di narrazione che mi erano finanche
sconosciute. Questo è potuto accadere non solo per la necessità
di creare un format ad hoc adatto alla lettura distratta e veloce del
lettore tipo, ma anche in conseguenza del contatto diretto con i lettori
che, forti spesso dall’illusorio anonimato che il web dà,
rimanda con il proprio commento (di apprezzamento o di critica), un
feedback sincero e quindi prezioso. Questo continuo testing permette
aggiustamenti progressivi delle proprie tonalità espressive suggerendo
quelle via via più efficaci ed emotivamente più incisive.
Penso che escludere a priori la possibilità ai lettori di commentare
sia infatti un atto di arroganza ed è come se l’autore
dicesse: io scrivo quel che mi pare, non mi interessa quello che tu,
lettore, pensi. Certo, lasciare che altri possano fare critiche al proprio
lavoro (soprattutto quando la lettura rischia di essere superficiale
e veloce per motivi di tempo) è sempre un rischio, perché
è come mettersi all’angolo di una piazza frequentata e
leggere qualcosa di proprio. Ma è anche un mettersi tutto sommato
in discussione, sottoporsi al giudizio degli altri, che può essere
giusto o sbagliato, ma che alla fine, provenendo da una voce fuori-di-te,
ha sempre una valenza positiva. Un autore attento capisce poi quando
la critica è giusta e ne fa tesoro. E come avere la meravigliosa
possibilità di imparare dai propri errori solo che, per paradosso,
il maestro è l’utenza che ti legge.
Il blog inoltre ha il salutare compito di stimolare a scrivere. È
un circolo vizioso: si scrive per avere un pubblico che a sua volta
ti richiede di scrivere perché ha un’aspettativa nei tuoi
confronti, soprattutto quando ti segue con una certa frequenza. Il pubblicare
con regolarità migliora poi la capacità narrativa, arricchendo
la propria fantasia che è proprio come un muscolo dell’anima.
Più la alleni e più la tua dimensione fantastica diventa
nitida, variegata e accessibile.
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Quale tipologia di blog definiresti letteraria?
Sono letterari quei blog che veicolano una propria originalità
intrinseca, che, si badi bene, non deve per forza trovare espressione
in un racconto fantasioso o in un romanzo a puntate, bastando anche
quelli che descrivono il quotidiano dimostrandosi anzi, proprio per
questo, spontanei e genuini.
Siamo ancora però a mio avviso lontani dal realizzare l’equivalenza
blog = letteratura. Il mezzo è ancora nuovo e la vecchia generazione
di scrittori, quelli che ancora vedono il computer come un soprammobile
nocivo da cui stare alla larga, ne rimane al di fuori. Qualcosa però
si sta muovendo. Hanno aperto blog molti giornalisti e scrittori molto
interessanti con Cugia, Mozzi, Brizzi ed altri ancora.
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Quale sviluppo potranno avere i blog per la letteratura?
Penso che il blog abbia avuto il grande pregio di dar voce ad una moltitudine
di persone che mai avrebbero potuto, per le leggi di mercato, ma anche
per scarsità di opportunità, pubblicare un proprio lavoro.
È una sorta di democratizzazione della letteratura dove chiunque
abbia voglia di scrivere può raggiungere chiunque abbia voglia
di leggere. È stato tolto di fatto un monopolio spesso miope
delle case editrici italiane che hanno un incomprensibile timore di
investire sulle nuove promesse italiane, preferendo puntare su nomi
già collaudati all’estero.
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Si può parlare di una “oralità di ritorno”?
Sono sostanzialmente d’accordo con quanto Walter Ong ebbe a scrivere
nel suo ‘Oralità e scrittura’; è indubbiamente
in atto una rivoluzione strisciante nel settore della comunicazione
che vede in prima fila la capacità fagocitante del computer e
della Rete di assorbire non solo il libro, reinventato e destrutturato
per adattarlo al nuovo mezzo, ma anche tutti gli altri media a cominciare
dalla radio, dalla televisione e dal telefono. Ciò che più
ora affascina è però avere l’opportunità
di vivere e assistere (e perché no?) partecipare a questa lenta
trasformazione osservando la ridistribuzione del sapere in modo sempre
più diffuso e anarchico.
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Che parte ha l’autore nel blog e quanta ne hanno i lettori?
Ne ho già parlato prima. Il blog è una parcellizzazione
della scrittura che consente ciò che il libro tutto sommato fa
solo in parte: la rapida circolazione della parole, delle idee, degli
stili. L’accesso free a questa fetta enorme di ‘sapere’
scardina dal di dentro il ruolo tradizionale della stampa (più
che della letteratura). Ben venga quindi la terza fase di Ong, perché
sarà anche un modo per avvicinare il giovane anche alla letteratura.
L’utente è già sulla Rete per tanti altri motivi,
come per esempio fare il download dell’ultimo mp3 o frequentare
quella tal chat o per effettuare una ricerca per la scuola: leggere
i propri blog preferiti non gli costa nulla in termini di fatica. Il
blog inoltre è un prodotto a forte velocità di fruizione
come tutto ciò che si trova sul web (si pensi anche solo al diverso
taglio che hanno i giornali online). Lo si legge a pezzi, si lasciano
commenti, si interagisce in pochi secondi e senza impegno. I blog distano
poi l’uno dall’altro un semplice click, consentendo in pochi
minuti di passare dall’uno all’altro divertendosi e intrattenendo
persino relazioni sociali all’interno di una comunità (virtuale)
in cui ci si riconosce e si appartiene. Il tutto assolutamente gratis.
Un libro si inscrive invece nell’ambito di un gesto molto più
complesso e impegnativo: occorre andare in libreria, sceglierlo, comprarlo,
leggerlo.
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In che modo possono i blog scardinare il concetto di narrazione?
Da come vivo io il mio blog ritengo che il post, per essere letto, debba
avere una sua confezione tipo: deve essere soprattutto breve, con non
più di 2.200/2.400 caratteri, deve saper concentrare in poche
righe una storia completa, introducendo rapidamente il lettore, appena
dopo aver tracciato l’ambientazione e i personaggi, nello sviluppo
narrativo, per poi risolversi nelle ultime battute, lasciando il lettore
con il desiderio di saperne di più o anche solo con la predisposizione
d’animo di voler riflettere sulle immagini che gli si sono venute
a creare nella mente durante la lettura.
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Quale il rapporto tra la letteratura ed il blog? Esiste una letteratura
di genere nel blog e se sì come viene sviluppata?
Per quanto appena detto il blog, per il suo ‘respiro corto’,
introduce necessariamente una letteratura di genere, di nicchia, che
si affianca a quella tradizionale anche perché raggiunge una
utenza del tutto particolare.
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Hai avuto qualche proposta editoriale? Nel senso ti hanno proposto o
lo hai fatto , una raccolta di racconti brevi?
Nei tre anni di blog ho avuto diversi contatti editoriali. Un progetto
è sfociato in una raccolta di racconti ‘I racconti di Poggiobrusco’
che è stampabile con la tecnica del print-on-demand. Si inoltra
cioè la richiesta alla casa editrice online e questa stampa la
copia spedendola poi al consumatore.
L’impressione che però ho avuto è che carta stampata
e blog corrono ancora su binari paralleli. Le proposte editoriali provengono
solo da editori già sul web e che fanno prodotti per il web.
La proposta da parte delle case editrici, diciamo, tradizionali, avvengono
indirettamente, attraverso cioè lettori che magari ti mettono
in contatto con un talent scout loro amico o un editor che conoscono.
.: E quale è il tuo rapporto con gli editori?
Il mio rapporto con gli editori direi che è moderatamente conflittuale.
Nonostante la pazienza e l’umiltà che bisogna avere quando
ci si approccia alla scrittura, non bisogna mai dimenticare (purtroppo)
che sono sempre loro che detengono il bottone che fa azionare le stampatrici
(quelle vere).
(In
Poggiobrusco, 1 marzo 2007)
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BRICIOLANELLATTE © - 2010
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