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UNA SELEZIONE DEI MIGLIORI POST
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UN SERVIZIO SPECIALE
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«È già un po’ che ti vedo armeggiare con quel telefonino: ma cos’è che ha di così interessante?»
Neider, che si sentì colto in flagrante, ripose in tutta fretta il cellulare nella tasca della giacca.
«Niente, niente» rispose un po’ confuso.
«Non pensi che a tuo fratello lo potresti anche dire?»
Neider, accavallò le gambe, nervoso. Ispezionò l’interno della vettura del fratello come se fosse la prima volta che lo vedeva: era sporco e puzzava di cane. L’attesa davanti a quella stazione ferroviaria, così di buon’ora, prometteva di essere ancora lunga. Prese tempo e poi mormorò:
«Sì hai ragione… scusa.»
Neider aveva sempre subito il fascino del fratello maggiore e sapeva che cambiare discorso non sarebbe bastato per distogliere la sua attenzione.
«Qualche mese fa, navigando a caso si internet» fece Neider grattandosi vistosamente il naso «sono capitato su di un sito web piuttosto strano, che ho peraltro poi ricercato senza più ritrovarlo; beh, per farla corta, tra le altre cose, offriva un particolare servizio sms.»
Il fratello, che era al posto di guida, aveva ruotato il corpo in direzione di Neider per ascoltarlo meglio.
«Il servizio prometteva di segnalare via sms le difficoltà o le insidie della giornata. Io, un po’ per scherzo, un po’ per curiosità, mi sono iscritto. Da allora, puntualmente, mi arrivano dei messaggini che mi avvertono per tempo dell’accadimento di eventi negativi che possono così evitare.»
«Ma non è possibile! Cosa stai dicendo?»
«Te lo assicuro! Una settimana fa stavo per salire su di un autobus e un messaggio sms mi ha avvisato di prendere il successivo. Poi ho saputo che aveva avuto un incidente e che molti passeggeri erano rimasti feriti.»
«Se non fossi tu a dirmelo non ci crederei.» Il fratello si tirò su il ciuffo biondo, quindi si risedette correttamente; toltosi un guanto, si sbottonò il fay per tirar fuori il pacchetto delle sigarette.
«E non è tutto qualche settimana fa, mentre stavo facendo la schedina mi ha anche corretto due risultati e mi ha fatto vincere. Senza contare che mi ha fatto conoscere il nostro nuovo socio che ha investito, come sai, un mucchio di soldi nella nostra azienda.»
Il fratello ora guardava davanti a sé tirando ampie boccate dalla sigaretta accesa. Il piazzale era desolantemente vuoto: c’erano solo alcuni piccioni intorpiditi dal freddo della notte che cercavano di scaldarsi nelle prime chiazze del sole mattutino. In quell’istante, due rapidi beep segnalarono che al telefonino di Neider era arrivato un messaggino. Neider era imbarazzato. Non sapeva se a quel punto avrebbe dovuto rendere partecipe il fratello dello contenuto dello speciale sms appena arrivato. Forse sì, pensò, dopotutto gliene aveva appena parlato.
«Non leggi il messaggio?»fece il fratello senza voltarsi.
«Hai ragione» fece Neider sorridendo di circostanza, ma indugiava. Notò che il colore del cielo prometteva una bella giornata, fredda ma tersa; il pensiero volò, chissà perché, al figlio piccolo che, a quell’ora, richiamato più volte dalla madre, stava probabilmente cercando di vincere la sua naturale resistenza ad alzarsi dal letto. Ruppe gli indugi. Tirò fuori il telefonino e lesse il messaggio:
‘TUO FRATELLO, FRA UN MINUTO, CERCHERA’ DI UCCIDERTI PER IMPOSSESSARSI DEL TUO CELLULARE. SCAPPA’
Neider rimase a bocca aperta squadrando incredulo il fratello.
«Avresti dovuto leggere subito quel messaggio » fece quello sogghignando. E con la lama affilata di un coltello a serramanico gli spaccò in due il cuore.

 

IL DISTRIBUTORE
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Quel pomeriggio la temperatura era di nuovo salita. Faceva caldo ed avevo sete. Stavo passeggiando per la città quando l’occhio mi cade su di un distributore di bibite appena fuori di un supermercato. Mi avvicino: inserisco la moneta e premo il bottone della bottiglietta d’acqua minerale. Ma non scende niente. Premo un altro paio di volte. Poi, come si fa in questi casi, comincio a dare sonore manate sulla parte laterale del distributore. Sento finalmente il rumore del prodotto selezionato che scende. Dico fra me e me: ‘con le buone maniere…’. Chinatomi per prendere la bottiglietta. Sento miagolare. E’ un micino, piccolissimo: il suo musino rosa mi guarda fuori dall’incavo che avrebbe dovuto accogliere la mia acqua. Mi saluta con un miagolio flebile. Lo raccolgo con delicatezza quasi con la paura di romperlo.
«E tu come ci sei finito qui dentro?» gli chiedo come se potesse spiegarmelo. Per tutta risposta il gattino si mette a leccarmi le dita.
Mi accuccio per recuperare la mia bottiglietta, ma non c’era. Sbatto allora ripetutamente con la mano sulla parete della macchina, ma non stavo facendo alcun progresso. Con ancora il micio nel palmo della mani, tiro fuori un’altra monetina e la inserisco con caparbietà. Avevo sete e non sarei andato via di lì senza la mia acqua. Questa volta, dopo aver premuto il pulsante, sento subito il rumore della bottiglia rotolare in fondo alla macchina. Di lì a pochi secondi, però, sbuca un altro nasino impertinente di un gattino tigrato.
‘Ma non è possibile’ pensai ‘che tutti i gatti del quartiere si siano dati convegno qui dentro.’
Presi uno scatolone vuoto dal box apposito del supermercato. Ci sistemai i gattini. Poi faccio un nuovo tentativo: inserisco una terza moneta. Quando vedo che invece della agognata bottiglietta scende l’ennesimo gattino prendo il cartone con i nuovi miagolanti inquilini e lo vado a mostrare al Direttore del supermercato dicendogli che è un senza cuore perché qualche suo dipendente ha fatto lo scherzo di inserire dei mici al posto delle bottigliette. Minaccio una denuncia ai Carabinieri, alla Protezione degli animali, all’Associazione felini. Allarmato, viene lui personalmente con le chiavi ad aprire il distributore. Ma con mia grande meraviglia ci sono solo lattine e bottigliette, altro che micetti.
«Se ne vada per cortesia» mi intima con un tono paternalistico con qualche venatura sarcastica «o i Carabinieri li chiamo io.»
Prendo sconsolato il mio cartone e mi incammino verso casa cercando di darmi una spiegazione per tutto ciò.
Lungo il viale vedo sul marciapiede un signore seduto su una di quelle seggioline da pescatore che, davanti a sé, ha una scatola delle scarpe con dentro un paio di criceti che non avranno avuto neppure due settimane. Accanto a lui una signora di una certa età, seduta su di un muretto con tra pappagallini rossi e gialli sul braccio. L’uomo squadra me e i miei tre gattini che, in piedi sulle zampe posteriori, stavano strusciandosi contro la mia polo. Mi avevano adottato.
«Sa…» esordisce lui in segno di solidarietà e indicando i suoi criceti «…avevo sete e…»
«Non mi dica niente» lo interrompo io «conosco il seguito.»
Sia lui che la donna sorridono divertiti.
«Vi dispiace se mi metto accanto a voi?» faccio io.
I due mi fanno posto di buon grado. Poso anch’io il mio scatolone per terra. I gattini cominciano a litigare con i criceti.
«Speriamo solo che passi qualcuno di qui e si intenerisca nel vederli» sospira la donna.
Ma dall’angolo della strada stava lentamente salendo un signore anziano. Portava una grossa sacca dell’ACI da cui fuoriuscivano festosi tre o quattro cagnolini bianchi e grigi e…

 

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> ultimo aggiornamento: 11 settembre 2007 <

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