BRICIOLANELLATTE
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| L’uomo inserì la chiave nella toppa e la girò più volte, quindi entrò per primo. «Sono molto onorato, Charles, di questo invito» disse l’altro varcando anche lui la soglia ancora incredulo. «Il piacere è tutto mio caro Donegall, glielo assicuro» fece appendendo, con composto distacco, il cappello e il cappotto. «Venga, mi dia il suo paltò e si senta a casa sua.» Donegall si spogliò quasi meccanicamente; la sua attenzione era stata infatti catturata dall’interno di quella sontuosa villa: la volta era finemente affrescata, i mobili, i tappeti e i quadri erano preziosi e antichi e contribuivano a creare un’atmosfera calda da altri tempi. «So quanto lei sia esclusivo…» «Scotch o cognac?» chiese Charles tagliando corto e inoltrandosi nella sala sotto i bagliori di un camino acceso. I due uomini parlarono a lungo, amabilmente, fino a notte inoltrata. Poi nel bel mezzo di una pausa si sentì provenire dalla zona notte del piano superiore una fragorosa risata. Donegall sobbalzò nella poltrona. «Pensavo che fossimo soli…» «Non si preoccupi mio caro, è lo zio Ruben. Dell’altro cognac?» e Charles senza attendere un cenno di consenso versò il liquido ambrato nel calice dell’ospite. «Lo zio Ruben è il personaggio più… più eccentrico della famiglia.» «Ah sì?» «Non riesce mai a fare un sonno unico sino al mattino. Si sveglia tre o quattro volte durante la notte e, pensi, sempre per la stessa ragione.» «Quale?» fece incuriosito Donegall ruotando lentamente in senso antiorario il calice. «Per una barzelletta. Si sogna delle storielle davvero divertenti. Non si sa se se le inventi lui o se qualcuno nel sonno gliele racconti, ma sta di fatto che quando al risveglio me le riferisce sono irresistibili.» «Da non crederci…» commentò Donegall che avvertiva attorno a sé l’intenso bouquet di quel cognac stravecchio. «E se fra un po’ scende se ne accorgerà, è spassosissimo.» «Però mi spiace» disse Donegall imbarazzato «magari sono stato proprio io, parlando ad alta voce, a svegliarlo. Le assicuro che pensavo non ci fosse nessuno.» «Non si dia pena, Donegall, nessun disturbo. E poi mio zio Ruben è morto da vent’anni.» |
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Cooper era sceso dalla macchina. La poca pioggia appena caduta si era impastata con la polvere del parabrezza. Stava pulendo il vetro come meglio poteva quando la sua attenzione fu attratta dal villino di fronte: era accogliente, sobrio, curato nel taglio del prato e nei fiori ai balconi, con una snella staccionata in legno, dello stesso colore dei muri, che gli girava attorno come un abbraccio. |
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> ultimo aggiornamento: 11 settembre 2007 < |
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